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Leggere la periferia con occhi nuovi

 

 

LEGGERE LA PERIFERIA CON OCCHI NUOVI
Giuseppe Strappa

presentazione a: Edilizia privata a Roma. Quale idea di città?
Anna Irene Del Monaco, Maria Rosaria Guarini, Manuela Raitano,  Nuova Cultura, Roma 2016

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Il problema dello studio della nostra periferia, di una città moderna che si è sviluppata in modo contraddittorio nel territorio di confine tra tessuti consolidati e campagna, è quello di leggere un’edilizia nuova sulla quale, al confronto con la bellezza e l’autorità riconosciuta al centro antico, si è consolidato un giudizio sbrigativo di città instabile e vaga, non legittimata dalla storia: senza struttura.
Le tante letture che si sono succedute, dal neorealismo in poi, nella letteratura, nel cinema, nell’architettura, non hanno fatto che rafforzare l’immagine di un indefinito mondo di confine, a volte estremo, trasformando la realtà di quartieri, insediamenti abusivi, intensivi abitativi pubblici o di speculazione, in luoghi della mente tanto verosimili e consolidati da essere accettati come verità: dalla disperazione delle case popolari di Val Melaina in Ladri di biciclette, alla speranza delusa delle abitazioni del Quadraro di Mamma Roma, ai fondali urbani dei drammi di Rossellini, De Sica, Antonioni, Monicelli, Zampa, Pasolini. L’ultimo brandello di ordine cui aggrapparsi prima del naufragio nei casermoni disordinati, sembrava costituito, curiosamente, dalla rigidità del Quartiere Don Bosco, nella versione metafisica che ne ha dato di Fellini o in quella ironica e malinconica di Dino Risi. Oltre questa soglia, astratta e simbolica, si stendeva un territorio di conflitto senza monumenti e senza memoria, che si alimentava di infiniti segni e permetteva infiniti codici.
Una città strabica, peraltro, che ha sperimentato il mito populista della crescita per quartieri indipendenti proprio nel momento di transizione della città………          continua a leggere     periferia

The Mediterranean archaeological nuclei as condensers of the territory signs

U+D  urbanform and design n. 20, 2024

Alessandro Lanzetta, Manuela Raitano, Federico Di Cosmo, Angela Fiorelli

The Mediterranean archaeological
nuclei as condensers of the territory signs. The case of Larissa in Thessaly

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Abstract
This paper presents the results of a design proposal
developed for the city of Larissa, in Thessaly,
on the occasion of an International Ideas
Competition sponsored by UIA.
The work we present starts from a basic assumption:
that archaeological remains still constitute
the “condensers” of historical signs on territorial
scale. Signs capable of demonstrating that territory
and city were originally part of the same
system, and that they can therefore, once again,
develop significant relationships.
Starting from this belief, our proposal pursued a
dual objective: on the one hand, re-centering the
archaeological area with respect to the city, as
an active part of urban life; on the other, at the
same time, re-centre the city itself with respect
to its territory, reactivating the relationships,
now hidden, between the historical-archaeological
nucleus and the valley of the Peneus river.
Working simultaneously on both the urban and
landscape scales, we have therefore tried to
broaden the basic goals of the project, including
the valorisation and the integration between city
and territory. The result was a design aimed at
reconnecting the archaeological nucleus with
the rest of the urban body and with the river
valley.
In conclusion, the case study we present aims to
demonstrate that the architectural project on
archaeological areas can pursue “large-scale”
objectives, thus becoming a driving force for
projecting the urban landscape heritage within
the territorial ecological networks, through a
system of signs that activate the symbiosis of
ancient cities with the original places of their
foundation.