Daniela Poli- Patrimonio territoriale e bioregione urbana: la riscoperta delle morfologie del territorio

Daniela Poli      Patrimonio territoriale e bioregione urbana: la riscoperta delle morfologie del territorio

U+D urbanform and design   20/2023
articolo completo al link:     D Poli (1)

English abstract
The functionalist and modernizing vision of planning
has reduced the territory to a mere isomorphic
surface where activities and artefacts can
be allocated, separating the city from its reference
context. The rereading of the complexity
of the territory, the declination of the concept
of territorial heritage and the rediscovery of its
founding connection with proactive “patrimonial-
ization” practices have converged in the introduction
of the concept of urban bioregion which
reconstructs and gives value to long-term morphological
configurations, the so-called structural
invariants. The following article illustrates the
cornerstones of this path to the definition of the
city as a node of the eco-territorial network in
the urban bioregion.

Giuseppe Di Benedetto – Per un’osmosi forma urbis/forma agri – Utopia e attualità della “città rurale”

For an osmosis forma urbis/forma agri.   Utopia and actuality of the “rural city” 

IN U+D Urbanform and Dsign 20/2023

Keywords: Architecture, Project, Rural city,
Landscape, Ecology of vision, Internal areas, Rehabilitation,
Sicilian Latifundim

per leggere l’intero articolo   G Di Benedetto

ENGLISH ABSTRACT
The rehabilitation of inland areas, with their related urban settlements, also in the light of epochal social transformations, whose criticalities have been further highlighted by the pandemic phenomena of the present time and the enslaving second globalization of planet earth, can today constitute an alternative model to today’s forms of “de-territorialisation without return” and further “unsustainable urbanization” of a global and massifier matrix that is no longer able to generate either “cities” or “citizenship”. The essay reflects about the need to tend towards the idea of a return to the territory, itself to be considered essentially as a collective good to be safeguarded by reconstructing, through regenerative processes, lost synergetic relations between nature, environment, history and pre-existing urban settlements with a still recognizable “human measure”.

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Premessa
“Nati sulla Terra, noi uomini siamo costretti a risolvere su questo pianeta i nostri problemi di sopravvivenza […]; nel frattempo abbiamo trasformato l’ambiente terrestre in funzione delle nostre crescenti necessità, secondo le tecniche che via via abbiamo inventato. Per secoli abbiamo operato senza incidere profondamente sull’ambiente terrestre ma nel giro di qualche secolo le attività di trasformazione e i loro effetti si sono moltiplicati in manieraesponenziale. Non c’è luogo della terra che non sia stato intaccato in qualche modo dall’uomo […]. Tutti vogliono preoccuparsi dello spazio per sé, per i propri personali calcoli, costruendo, trasformando il mondo, che poi è la regola prima di ogni capitalizzazione, di ogni arricchimento […]. Produciamo continuamente eventi, facciamo e rifacciamo incessantemente il volto dei nostri territori, dimenticando che tutta la nostra produzione finisce sommersa […]”.
Eugenio Turri
Le parole ammonitrici di Eugenio Turri, ne Il paesaggio e il silenzio (2004), evidenziano con nettezza come “le forme emergenti dell’intero paesaggio antropogeografico, oggi più che mai nell’intera dimensione esistenziale dell’abitare la terra” (Di Benedetto, 2019), sono espressione dello stridente convivere duale e antinomico del “silenzio” degli originari “contesti” insediativi, naturalis o artificialis che siano, e della sopraffazione del frastuono generato dai costanti processi modificativi del tempo recente. Tali forme devono essere sempre re-interpretate come gli elementi principali dei fattori identitari degli stessi luoghi-contesti……

continua a leggere   G Di Benedetto

Annodamenti urbani: il processo formativo della Camera dei Deputati a Roma

 

La città della politica e il nodo
della Camera dei Deputati

di Giuseppe Strappa

in: La questione dell’ampliamento della Camera dei Deputati.  Lettura e prospettive per il progetto, a cura di
Paolo Carlotti, Anna Irene Del Monaco, Dina Nencini
Franco Angeli, Milano,  2018

link per leggere l’articolo      camera dei deputati strappa (2)

1. Mezzo secolo dopo
Il relitto urbano compreso tra Via di Campo Marzio e Via della
Missione, con le facciate cieche lasciate dalle demolizioni di Ernesto
Basile affacciate sul un’area utilizzata a strampalato posteggio al servizio dei deputati, costituisce un vero vulnus storico e civile per la città di Roma. Una lacerazione esposta e dolorosa che qualsiasi grande capitalemoderna avrebbe posto tra le priorità da risolvere.
Il problema della sua condizione di abbandono, esito di un confl itto
storico tra politica e cultura, è stato invece da tempo rimosso e, dal concorso del ‘67 per l’ampliamento della Camera dei Deputati, viene solo timidamente sollevato, di quando in quando, per poi essere presto dimenticato. Per questo il laboratorio Lpa (Lettura e Progetto dell’Architettura) ha riproposto il tema attraverso una ricerca che ha coinvolto anche il Dottorato Draco in Architettura e costruzione e alcuni corsi di progettazione, nella speranza che soprattutto le forze politiche riconsiderino operativamente la questione.
Porre oggi seriamente il problema signifi ca, a mio avviso, non risollevarlo nei termini consueti (l’insensibilità dei politici nei confronti degli architetti ecc.) ma vedere il tema con occhi nuovi, dalla parte  della città, leggendo il processo delle trasformazioni come fenomeno urbano a volte continuo, a volte contraddittorio, dove nuove istanze  politiche indirizzano la logica formativa degli organismi architettonici che, a Roma, è sempre derivata da una reinterpretazione dell’esistente. E capire come si può proporne, criticamente e realisticamente, la continuazione in termini contemporanei di un processo in atto, anche se con un lunghissimo iato.
Riconoscere criticamente questa dialettica, ritengo, è un passaggio
fondamentale, l’essenza stessa del progetto per le trasformazioni future.
Ragionare sull’area in questione è anche ripercorrere la sua storia,
prendere posizione rispetto alle molte, contraddittorie scelte che qui si sono fatte nel tempo, alle tante proposte che si sono susseguite e che si addensano, nella memoria di ogni architetto, intorno al nodo, politico prima ancora che architettonico, del concorso del ’67.  Ogni lettura, per un architetto, è azione critica, contiene una scelta e un progetto. Credo che questo sia il problema e, insieme, la ricchezza dell’operazione compiuta con il lavoro svolto sul tema dell’ampliamento della Camera dei Deputati che intende riproporre, in termini operativi, la necessità e l’urgenza di concludere una vicenda incredibilmente ancora aperta a mezzo secolo dal concorso. Si tratta, dunque, di un tema tutt’altro che ben perimetrato, che rimanda a problemi più generali, come sempre a Roma, dove il particolare diviene universale e tutto sembra coinvolgere scale, non solo architettoniche, sempre maggiori. …………….

link per leggere l’articolo      camera dei deputati strappa (2)

 

 

CANCELLAZIONI – U+D Urbanform and Design | n.24-25 2026

Urbanform and Design | n.24-25 2026

CANCELLAZIONI

LA FORMA DEI CONFLITTI, DELLE DISTRUZIONI E DELLE RINASCITE 

CANCELLATIONS

THE FORM OF CONFLICTS, DESTRUCTION, AND  REGENERATION

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U+D n. 24-25_2026_anno XIII

 

ARCHITETTURA DEI CONFLITTI E FORMA DELLA CITTA’

ARCHITETTURA DEI CONFLITTI E FORMA DELLA CITTA’

di Giuseppe Strappa

editoriale del n. 24725 DELLA RIVISTA U+D  “CANCELLAZIONI”

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Le dimensioni delle devastazioni provocate dai conflitti recenti, oltre a un inedito, inquietante tema di geopolitica internazionale, pongono complesse questioni delle quali si dovrà occupare lo studio della forma urbana, campo della conoscenza che si è interessato, fino ad ora, a come gli organismi edilizi, urbani, territoriali si siano formati, consolidati, e abbiano poi concluso il loro ciclo vitale permanendo nel tempo, in qualche modo, come traccia o tracciato, attraverso la forma dei loro confini.  Solo in questi ultimi anni stiamo assistendo al tentativo nuovissimo di cancellare ogni impronta, ogni lascito che testimoni una possibile continuità utile per il futuro.

Lo stato estremo di questa “pulizia patrimoniale” consiste nell’ eliminazione dei catasti, i segni immateriali dell’uso del suolo che costituiscono il sostrato operante della città, ne spiegano l’origine morfologica e la concatenazione delle successive trasformazioni. È l’atto definitivo di distruzione della forma urbana che trasforma gli insediamenti umani in terreni edificabili senza vincoli di proprietà, pura merce di scambio. Credo che occorra introdurre, dunque, nuovi di vista per i nostri studi. Forse bisogna osservare i processi formativi delle cose e delle vicende umane secondo nuovi paradigmi, riconoscendo le fasi della trasformazione nel rapporto tra i conflitti e i loro esiti sulla configurazione del mondo costruito.

Come per la costruzione di un organismo architettonico, anche per la distruzione dovremmo individuare, nella storia, stati successivi in funzione dei diversi tipi di cambiamento che le distruzioni generano.

Provo ad usare, in senso inverso, le stesse categorie della conoscenza che si potrebbero impiegare per comprendere le fasi di edificazione di una città o di un territorio.

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