For an osmosis forma urbis/forma agri. Utopia and actuality of the “rural city”
IN U+D Urbanform and Dsign 20/2023
Keywords: Architecture, Project, Rural city,
Landscape, Ecology of vision, Internal areas, Rehabilitation,
Sicilian Latifundim
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ENGLISH ABSTRACT
The rehabilitation of inland areas, with their related urban settlements, also in the light of epochal social transformations, whose criticalities have been further highlighted by the pandemic phenomena of the present time and the enslaving second globalization of planet earth, can today constitute an alternative model to today’s forms of “de-territorialisation without return” and further “unsustainable urbanization” of a global and massifier matrix that is no longer able to generate either “cities” or “citizenship”. The essay reflects about the need to tend towards the idea of a return to the territory, itself to be considered essentially as a collective good to be safeguarded by reconstructing, through regenerative processes, lost synergetic relations between nature, environment, history and pre-existing urban settlements with a still recognizable “human measure”.
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Premessa
“Nati sulla Terra, noi uomini siamo costretti a risolvere su questo pianeta i nostri problemi di sopravvivenza […]; nel frattempo abbiamo trasformato l’ambiente terrestre in funzione delle nostre crescenti necessità, secondo le tecniche che via via abbiamo inventato. Per secoli abbiamo operato senza incidere profondamente sull’ambiente terrestre ma nel giro di qualche secolo le attività di trasformazione e i loro effetti si sono moltiplicati in manieraesponenziale. Non c’è luogo della terra che non sia stato intaccato in qualche modo dall’uomo […]. Tutti vogliono preoccuparsi dello spazio per sé, per i propri personali calcoli, costruendo, trasformando il mondo, che poi è la regola prima di ogni capitalizzazione, di ogni arricchimento […]. Produciamo continuamente eventi, facciamo e rifacciamo incessantemente il volto dei nostri territori, dimenticando che tutta la nostra produzione finisce sommersa […]”.
Eugenio Turri
Le parole ammonitrici di Eugenio Turri, ne Il paesaggio e il silenzio (2004), evidenziano con nettezza come “le forme emergenti dell’intero paesaggio antropogeografico, oggi più che mai nell’intera dimensione esistenziale dell’abitare la terra” (Di Benedetto, 2019), sono espressione dello stridente convivere duale e antinomico del “silenzio” degli originari “contesti” insediativi, naturalis o artificialis che siano, e della sopraffazione del frastuono generato dai costanti processi modificativi del tempo recente. Tali forme devono essere sempre re-interpretate come gli elementi principali dei fattori identitari degli stessi luoghi-contesti……
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