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G.Strappa SUBSTRATA – Morphology of the Ancient City, beyond its Ruins

  Substrata. Morphology of the Ancient City, beyond its Ruins

by Giuseppe Strappa, in U+D 9/10, 2018

click here :  Substrata 2 articolo

 

Abstract
Studies concerning existing city layouts have
shown how an analysis of the historic layers
proves to be an important resource for morphological
studies.
Taking the ancient Rome as an example, the essay
tries to give contribution to a scientific understanding
of the way in which the layered forms
of history have been transmitted to modern cities.
It is proposed to substitute the term ‘ruin’, as
romantic as overused to the point where it has
exhausted the possibility of proposing definitions
useful to morphological studies, with the most
appropriate term of ‘substratum’ as the living basis
from which new organisms can spring.
The substratum is proposed as powerful legacy
of guidelines, not oriented towards imitating the
past, which could support the work of contemporary
architects transmitting a set of multiple,
shared meanings (as in every phase of the great
civil crisis) in contrast to the individualistic trend
of nowadays architectural design.
As in every phase of the great civil crisis.

City as organism new visions for urban life . 22nd ISUF International Conference – 2015 Rome

Introduction Giuseppe Strappa 

Conference Chair
“Sapienza” University of Rome
aprire qui per leggere il  Volume ATTI ISUF Rome 2015 (1) 

 

 

 

 

First of all let me say how happy and glad I am to host an Isuf Conference in Rome, in our Faculty of Architecture of “Sapienza” University. Since our early Isuf meetings in the Nineties, I always thought that, sooner or later, we had to organize a conference in Rome on Urban Morphology. We were a few people at that time but since then many years have passed and the number of Isuf members is much increased. Even the fields of interest and scientific methods have proliferated and the meaning of the term “urban morphology” now applies to many schools of thought, sometimes quite dissimilar from those of the founders, but certainly useful to the progress of “discipline.” To our field of interest it was actually recognized the status of discipline, whose roots do not belong only to the schools of cultural geography and building typology, but also acknowledged the different influences of scholars of the city form such as Christofer Alexander, Colin Rowe, Kevin Lynch. For our conference we had about 700 submissions by Urban Morphology scholars belonging to different schools from all over the world. It is noteworthy that most of submissions came from countries rapidly changing, a sign that Isuf has become an association of actual reference in studies on urban transformation. Each Isuf Conference had its peculiar character linked to the specificities of the place that hosts it. I think that an Isuf Conference in Rome has two special reasons. The first is that Rome is a true text of Urban Morphology, not only for its monumental and archaeological part, but mainly for its urban fabric that have been transformed over centuries. This also explains the presence here of numerous colleagues interested to heritage and interventions inside the historical fabrics. Not by chance, is involved in this conference Daniela Esposito, the Director of the School of Restoration in Rome, one of the most prestigious institutions in the field in Europe. Moreover, as Jeremy Whithand has written in the last edition of our Journal, the matter merit high priority on the Isuf agenda, as the contribution of UM studies in the various Heritage Organizations has been meager in recent years. The second reason is that this school of Valle Giulia hosted the birth of one of the schools of thought on which (along with the conzenian one) was founded Isuf. A school with a long tradition, born in the ‘30s with scholars such as Giovannoni and Milani, and continued by Calandra, Muratori, Caniggia and many others. A tradition which we try to continue with an open mind and by experimenting in new ways. A last point. In organizing the structure of this conference we faced the problem of collecting many different contributions within, as far as possible, homogeneous sessions. As for any conference proposing an “oriented” theme, we had to deal with the answers of ap13 city as organism|new visions for urban lifeplicants and often with some very specific papers that it was not always possible to place in entirely consistent sessions. We preferred to anyway accept these contributions, giving up, in some cases, an ideal coherence of the sessions and preferring, instead, to include the most valuable materials proposed for the Urban Morphology disciplinary debate. In opening this Conference I feel obliged to thank the Vicar Rector of Sapienza, Renato Masiani, The Dean of the Faculty Annamaria Giovenale, the Director of the Department of Architectural Design Piero Ostilio Rossi. All of them have strongly encouraged this project. A special thanks is due to professors and students of our Draco PhD School. They have actually coordinated, helped, and concretely supported the initiative.

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Leggere la periferia con occhi nuovi

 

 

LEGGERE LA PERIFERIA CON OCCHI NUOVI
Giuseppe Strappa

presentazione a: Edilizia privata a Roma. Quale idea di città?
Anna Irene Del Monaco, Maria Rosaria Guarini, Manuela Raitano,  Nuova Cultura, Roma 2016

leggi l’articolo al link:   periferia

Il problema dello studio della nostra periferia, di una città moderna che si è sviluppata in modo contraddittorio nel territorio di confine tra tessuti consolidati e campagna, è quello di leggere un’edilizia nuova sulla quale, al confronto con la bellezza e l’autorità riconosciuta al centro antico, si è consolidato un giudizio sbrigativo di città instabile e vaga, non legittimata dalla storia: senza struttura.
Le tante letture che si sono succedute, dal neorealismo in poi, nella letteratura, nel cinema, nell’architettura, non hanno fatto che rafforzare l’immagine di un indefinito mondo di confine, a volte estremo, trasformando la realtà di quartieri, insediamenti abusivi, intensivi abitativi pubblici o di speculazione, in luoghi della mente tanto verosimili e consolidati da essere accettati come verità: dalla disperazione delle case popolari di Val Melaina in Ladri di biciclette, alla speranza delusa delle abitazioni del Quadraro di Mamma Roma, ai fondali urbani dei drammi di Rossellini, De Sica, Antonioni, Monicelli, Zampa, Pasolini. L’ultimo brandello di ordine cui aggrapparsi prima del naufragio nei casermoni disordinati, sembrava costituito, curiosamente, dalla rigidità del Quartiere Don Bosco, nella versione metafisica che ne ha dato di Fellini o in quella ironica e malinconica di Dino Risi. Oltre questa soglia, astratta e simbolica, si stendeva un territorio di conflitto senza monumenti e senza memoria, che si alimentava di infiniti segni e permetteva infiniti codici.
Una città strabica, peraltro, che ha sperimentato il mito populista della crescita per quartieri indipendenti proprio nel momento di transizione della città………          continua a leggere     periferia

Annodamenti urbani: il processo formativo della Camera dei Deputati a Roma

 

La città della politica e il nodo
della Camera dei Deputati

di Giuseppe Strappa

in: La questione dell’ampliamento della Camera dei Deputati.  Lettura e prospettive per il progetto, a cura di
Paolo Carlotti, Anna Irene Del Monaco, Dina Nencini
Franco Angeli, Milano,  2018

link per leggere l’articolo      camera dei deputati strappa (2)

1. Mezzo secolo dopo
Il relitto urbano compreso tra Via di Campo Marzio e Via della
Missione, con le facciate cieche lasciate dalle demolizioni di Ernesto
Basile affacciate sul un’area utilizzata a strampalato posteggio al servizio dei deputati, costituisce un vero vulnus storico e civile per la città di Roma. Una lacerazione esposta e dolorosa che qualsiasi grande capitalemoderna avrebbe posto tra le priorità da risolvere.
Il problema della sua condizione di abbandono, esito di un confl itto
storico tra politica e cultura, è stato invece da tempo rimosso e, dal concorso del ‘67 per l’ampliamento della Camera dei Deputati, viene solo timidamente sollevato, di quando in quando, per poi essere presto dimenticato. Per questo il laboratorio Lpa (Lettura e Progetto dell’Architettura) ha riproposto il tema attraverso una ricerca che ha coinvolto anche il Dottorato Draco in Architettura e costruzione e alcuni corsi di progettazione, nella speranza che soprattutto le forze politiche riconsiderino operativamente la questione.
Porre oggi seriamente il problema signifi ca, a mio avviso, non risollevarlo nei termini consueti (l’insensibilità dei politici nei confronti degli architetti ecc.) ma vedere il tema con occhi nuovi, dalla parte  della città, leggendo il processo delle trasformazioni come fenomeno urbano a volte continuo, a volte contraddittorio, dove nuove istanze  politiche indirizzano la logica formativa degli organismi architettonici che, a Roma, è sempre derivata da una reinterpretazione dell’esistente. E capire come si può proporne, criticamente e realisticamente, la continuazione in termini contemporanei di un processo in atto, anche se con un lunghissimo iato.
Riconoscere criticamente questa dialettica, ritengo, è un passaggio
fondamentale, l’essenza stessa del progetto per le trasformazioni future.
Ragionare sull’area in questione è anche ripercorrere la sua storia,
prendere posizione rispetto alle molte, contraddittorie scelte che qui si sono fatte nel tempo, alle tante proposte che si sono susseguite e che si addensano, nella memoria di ogni architetto, intorno al nodo, politico prima ancora che architettonico, del concorso del ’67.  Ogni lettura, per un architetto, è azione critica, contiene una scelta e un progetto. Credo che questo sia il problema e, insieme, la ricchezza dell’operazione compiuta con il lavoro svolto sul tema dell’ampliamento della Camera dei Deputati che intende riproporre, in termini operativi, la necessità e l’urgenza di concludere una vicenda incredibilmente ancora aperta a mezzo secolo dal concorso. Si tratta, dunque, di un tema tutt’altro che ben perimetrato, che rimanda a problemi più generali, come sempre a Roma, dove il particolare diviene universale e tutto sembra coinvolgere scale, non solo architettoniche, sempre maggiori. …………….

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CANCELLAZIONI – U+D Urbanform and Design | n.24-25 2026

Urbanform and Design | n.24-25 2026

CANCELLAZIONI

LA FORMA DEI CONFLITTI, DELLE DISTRUZIONI E DELLE RINASCITE 

CANCELLATIONS

THE FORM OF CONFLICTS, DESTRUCTION, AND  REGENERATION

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U+D n. 24-25_2026_anno XIII