Giuseppe Strappa
Matter in Architecture – 2

Lecture at the link
https://drive.google.com/open?id=1t06TD4ByPNdP2aUf08WvVZhyj_1o6980
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Urbanform and Design | n.24-25 2026
Scadenza per la presentazione degli articoli: 15 dicembre 2025 / Deadline for articles submissions: December 15, 2025
LA FORMA DEI CONFLITTI, DELLE DISTRUZIONI E DELLE RINASCITE / THE FORM OF CONFLICTS: FROM DESTRUCTION TO REGENERATION

Punti di vista_Viewpoints
1| Giuseppe Canestrino, Roberta Lucente
Forme urbane in erosione. Interpretazioni sull’architettura delle fortezze “alla
moderna”, tra permanenza e impermanenza
Urban forms in erosion. Interpretations on the architecture of “alla moderna”
fortresses between permanence and impermanence
2| Andrea Crudeli
La Celebrazione della Morfologia Medievale. Dall’Archivio di Massimo Carmassi a Pisa
Celebrating Medieval Morphology. From Massimo Carmassi’s archive in Pisa
3| Nicola Delledonne
Patrimonio architettonico e memoria culturale. Questioni di progetto per il prossimo futuro
Architectural heritage and cultural memory. Design issues for the near future
4| Cecilia Maria Roberta Luschi, Alessandra Vezzi
Akko romana
Roman Akko
5| Marco Marino
Venezia, Patrimonio del Progetto Urbano Proattivo
Venice, Heritage of Proactive Urban Design
6| Manlio Michieletto, Victor Mukanya Bay
La rinascita dell’architettura tropicale a Kinshasa. Tradizione e modernità nei progetti di edifici pubblici sul Boulevard Triomphal
The Rebirth of Tropical Architecture in Kinshasa. Tradition and Modernity in the Public Building Projects on Boulevard Triomphal
7| Gianluigi Mondaini, Francesco Chiacchiera
Strati. Strategie di rigenerazione urbana. Il caso del centro di Ancona e del suo patrimonio costruito e archeologico come laboratorio “a cielo aperto”
Layers. Strategies for urban regeneration. The case of Ancona’s historic center and its built and archaeological heritage as an “open-air” laboratory
8| Rita Salamouni
Vitalità dell’abitazione a sala centrale. Il caso degli edifici ottomani e delle “case borghesi” libanesi
Vitality of the central-hall dwelling. The case of the Ottoman dwellings and the Lebanese “Bourgeois houses”
9| Guendalina Salimei, Michele Astone
Germogli Taranto. Il progetto di riuso come sistema integrato tra
architettura, città e paesaggio
Germogli Taranto. The reuse project as an integrated system linking architecture to the city and its landscape
Questo numero della rivista è pubblicato con il contributo della ricerca europea
Kaebup (Knowledge Alliance for Evidence-Based Urban Practices)
This issue of the journal is published with the contribution of the European research
Kaebup (Knowledge Alliance for Evidence-Based Urban Practices)

EDITORIALE del N. 22-23 di U+D
di Giuseppe Strappa
When, in 1947, the Italian Constituent Assembly
addressed the problem of the new Republic
historical and artistic heritage, the statement
that the State should have, among its founding
principles, its protection of these precious
and problematic assets was not at all obvious.
It was believed, in fact, that it would not have
been useful to indicate something so obvious.
As if one were indicating, stated the Christian
Democrat Edoardo Clerici, “that in our country
we speak Italian”. And yet, the founding fathers
acted wisely, as even naming things is a choice
and in the post-fascist Italy of the time, the statement
took on a particular meaning. The principle
of attributing to the entire Republic (not to
local authorities, provinces, regions) the task of
its care, highlighted the idea of a common right,
of a shared good placed above any geographical
and political affiliation. ,,,,,,,,,,,,,
click to continue EDITORIALE – INGLESE 22 23
Quando, nel 1947, l’Assemblea costituente affrontò il problema del patrimonio storico e artistico della nuova Repubblica, la dichiarazione che lo Stato dovesse avere, tra i suoi principi fondanti, la sua tutela di questi beni preziosi e problematici non fu affatto scontata. Si riteneva, infatti, che non sarebbe stato utile indicare una cosa tanto ovvia. Come se si indicasse , affermava il democristiano Edoardo Clerici, “che nel nostro Paese si parla italiano”. Eppure, hanno agito con saggezza i padri costituenti, perché anche nominare le cose è una scelta e nell’Italia postfascista e incerta di allora l ‘affermazione assumeva un significato particolare. Il principio di attribuire all’intera Repubblica (non agli enti locali, alle province, alle regioni) il compito della sua cura, metteva in particolare evidenza l’idea di un diritto comune, di un bene condiviso e indissolubile dalla vita dei cittadini che si poneva al di sopra di ogni appartenenza geografica e politica.
La Repubblica, recita l’art. 9 della Costituzione, tutela inoltre il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione “anche nell’interesse delle future generazioni”.
Altra affermazione solo apparentemente scontata. Essa ci dice che l’idea di patrimonio culturale é anche il filo rosso che tiene unite nella memoria le vicende della storia, le sue tracce materiali e immateriali alle quali viene attribuito particolare valore, dando loro senso e continuità.
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