Category Archives: saggi e articoli

Marcello Sestito – Grammatiche terrestri – Territorial grammars

in U+D Urbanform and Design  n.19

 

L’occhio alato di Leon Battista Alberti
“Il sale affermò di non voler risiedere nello stesso posto del ghiaccio, per quanto entrambi fossero nati da medesima madre; dichiarò di fatto che non intendeva porgere l’occasione per farsi rovinare dalla sua inconsistenza e mollezza”.
Leon Battista Alberti, Apologhi

Quando Leon Battista Alberti dovette decidere come raffigurare il suo pensiero, il “Quid Tum”, se non proprio il suo essere, raffigurò un occhio alato, un occhio sostenuto in volo da due ali leggermente scostate in grado di trasportare la visione nello spazio, oltre le limitate e quotidiane abitudini terrestri e
pertanto garantirsi quella visione satellitare che l’uomo avrebbe conquistato solo dopo 600 anni. Certo non sono mancati i pionieri dello sguardo alato: dal mito di Er nella Repubblica di Platone a La Storia vera di Luciano di Samosata fino al Somnium Scipionis a lungo attribuito a Cicerone, per finire, o quasi, con La storia degli stati del Sole e della Luna di Cirano de Bergerac.
Quello che ci preme chiarire in tale contesto è come questo sguardo abbia potuto cooptare scenari inediti per l’architettura, come la complessità dell’ecumene si sia impressa nello sguardo dell’architetto e di come egli ne abbia saputo cogliere inediti spunti o atteggiamenti progettuali.

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G. STRAPPA, LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO

Casa della cultura

CITTÀ BENE COMUNE

LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO
Note a partire dal libro di E. Bordogna e T. Brighenti

Il testo pubblicato di recente da Enrico Bordogna e Tommaso Brighenti, Terremoti e strategie di ricostruzione. Il sisma in Centro Italia del 2016 (LetteraVentidue, 2022), ripropone uno dei temi che ciclicamente riemergono nell’attenzione dei media e della pubblicistica nazionale. E riappaiono in modo drammatico, come se ogni tragedia ci lasciasse sorpresi di fronte a un evento nuovo e imprevedibile e non fosse a tutti noto il carattere endemico della fragilità geologica del nostro territorio. Come se fosse necessario ripartire ogni volta da una tabula rasa. E questo è il centro del problema. Perché anche la distruzione è un’architettura, una decostruzione che non segue regole imposte dagli uomini ma quelle, naturali e terribili, di faglie geologiche e sostrati profondi che inducono modifiche inaspettate nella forma del paesaggio costruito. Ma, in quanto involontaria architettura, la catastrofe trasforma, ma non azzera nulla. La forma in qualche modo, se sappiamo leggerla, permane.

LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO

 

 

G. Strappa – Il lotto costruito e la città futura. Il problema dell’unità elementare nella lettura e nel disegno della forma urbana

 

 

G. Strappa – Il lotto costruito e la città futura.
Il problema dell’unità elementare nella lettura
e nel disegno della forma urbana 

Editoriale del n.16 di U+D Urbanform and Design – Dicembre 2021

l problema del rapporto tra strumenti di lettura della città e progetto di trasformazione fa parte, in realtà, della storia stessa della morfologia urbana intesa come disciplina operativa. Fin dalla loro formazione, le diverse scuole si sono divise sulla questione dell’utilità delle indagini razionali e trasmissibili sulla realtà urbana: sul loro costituire l’insieme dei dati quali orientare scelte, oppure rappresentare la sostanza del progetto stesso. Credo che una prima osservazione di carattere generale si possa fare, oggi, sulla progressiva complessità che gli studi di morfologia urbana vanno assumendo. La loro crescente tendenza informatica trova un’immediata spiegazione nel quadro generale del ruolo centrale che sembra stia assumendo la trasformazione digitale in Europa. È noto, peraltro, come in Italia il piano per il PNRR preveda come prima missione la digitalizzazione del paese, alla quale viene dedicato una particolare attenzione anche negli investimenti dei fondi europei. E tuttavia, pur in questo quadro generale e pur considerando la rilevanza scientifica di molte delle sperimentazioni “quantitative” in corso, ritengo che la loro reale rapporto con il progetto sia non di rado del tutto indiretto e che, a volte, non avvicinino il progettista all’indagine concreta del costruito. Si rischia, a mio avviso, di creare un complesso, poderoso microcosmo di regole espresse da un linguaggio simbolico dove, tuttavia, non c’è posto per la infinita varietà del costruito reale: nonostante l’esigenza, insita nella natura stessa della morfologia, di cercare principi generali nella infinita molteplicità della realtà urbana, questa non si lascia ingabbiare in regole e norme di astratta assolutezza.  ……….

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EDITORIALE n.16 – Giuseppe Strappa