Category Archives: saggi e articoli

A new Village-in-the-City Wave in China

Qing Su,  Manfredo Manfredini,  Ruyang Sun
School of Architecture and Planning, University of Auckland; 2SAFA Shanghai Academy of Fine Arts, Shanghai University

A new Village-in-the-City Wave in China.  

I Villaggi Urbani di Seconda Generazione
in Cina. Da supplemento al “dormitory-labour regime” a ecosistemi dinamici collaborativi

in U+D JOURNAL n.20, 2024

 

 

 

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Abstract
In the context of rapid Chinese urbanisation,
stemming from the shift from a centrally
planned economy to a socialist market economy,
urban villages emerge as a phenomenon
of significant socio-spatial relevance. These
villages constitute unique informal ecosystems
dynamically modulating the organizational and
governance legacy of indigenous socialist rural
communes with those of the extractivist processes
of modern transnational capitalism paradigm
that progressively infiltrate every urban system.
Urban villages play a crucial role in sustaining
millions of rural migrants facing challenging
living conditions resulting from the perpetual intensification
of abstraction, fragmentation, and
isolation caused by deeply disruptive, irregular,
and multi-scalar urban restructuring rooted in
exploitative logics driven by imperative exponential
capital growth. Recently, in highly developed
regions, a second generation of antagonistic
settlements has surfaced, characterized
by the formation of antagonistic local networks
for the collective reappropriation of capabilities
and means of production. Our analysis focuses
on their mode of production, emphasizing their
unique systemic configuration, commoning
practices, and technologically advanced collaboration.
We operationalise agonistic solidarity
theories based on the recognition of the Right
to the city, underscoring the centrality of inclusive
relational self-determination. We demonstrate
how these transformations are situated
and conjunctural. We argue that their origin as
semi-enclosed, subsidiary spill-overs of the factory-
dormitory exploitation system facilitates the
formation of a counter-labour force that transforms
them into laboratories for independent,
relational, and translocal entrepreneurship. We
assert that these villages have developed unique
spatial practices of recommoning that oppose
the denial of the Right to the city, and provide
a multiperspective description focused on their
collaborative agonistic pluralism, cosmopolitical
differentiation, and creative transindividuation.

U+D n.20 TERRITORIO E CITTA’ – Editoriale

 Leggere il territorio.
Prendersi cura del territorio

Giuseppe Strappa

Una riflessione responsabile sulla trasformazione della nozione di territorio, credo, dovrebbe oggi tener conto due condizioni fondamentali.
La prima è la percezione sincronica che abbiamo del mondo costruito, in un contesto dominato dal presente. Percorsi, insediamenti, aree produttive, fanno tutti parte di uno stesso ambiente contemporaneo, le cui ragioni formative sembrano appartenere a un insieme di problemi distanti dalla vita reale. In questa compresenza di tutte le cose, le città coesistono, indistinte, col loro hinterland, col territorio che le circonda e che dovrebbe spiegarle, con le infrastrutture che le annodano.
Sulla constatazione che città e territorio siano, di fatto, la stessa cosa si è sviluppata un’intera letteratura, almeno a partire dall’idea proposta da La città in estensione di Giuseppe Samonà (1976). Punto di vista allora senz’altro utile, ma oggi inattuale per non tener conto della progressiva urbanizzazione di ogni area del nostro pianeta (con le relative polarizzazioni e marginalizzazioni) che forse è la vera chiave di lettura di un fenomeno di concentrazione che sembra contraddire i miti della delocalizzazione in un nuovo universo digitale.
Soprattutto, questa nuova visione sincronica della realtà costruita sembra del tutto estranea alla lettura del divenire storico del territorio. Lettura, ritengo, fondamentale e non eludibile, a partire dalla considerazione elementare che ogni fenomeno si spiega con la sua origine e trasformazione: prima l’uomo si
muove, cammina, migra, traversa crinali e fondovalle di luoghi dei quali acquista coscienza attraverso la reiterazione dei percorsi, quindi si ferma, stabilisce le aree di pertinenza di una comunità (aree culturali) e costruisce gli insediamenti.

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U+D 20 Editoriale Strappa

 

 

 

 

Marcello Sestito – Grammatiche terrestri – Territorial grammars

in U+D Urbanform and Design  n.19

 

L’occhio alato di Leon Battista Alberti
“Il sale affermò di non voler risiedere nello stesso posto del ghiaccio, per quanto entrambi fossero nati da medesima madre; dichiarò di fatto che non intendeva porgere l’occasione per farsi rovinare dalla sua inconsistenza e mollezza”.
Leon Battista Alberti, Apologhi

Quando Leon Battista Alberti dovette decidere come raffigurare il suo pensiero, il “Quid Tum”, se non proprio il suo essere, raffigurò un occhio alato, un occhio sostenuto in volo da due ali leggermente scostate in grado di trasportare la visione nello spazio, oltre le limitate e quotidiane abitudini terrestri e
pertanto garantirsi quella visione satellitare che l’uomo avrebbe conquistato solo dopo 600 anni. Certo non sono mancati i pionieri dello sguardo alato: dal mito di Er nella Repubblica di Platone a La Storia vera di Luciano di Samosata fino al Somnium Scipionis a lungo attribuito a Cicerone, per finire, o quasi, con La storia degli stati del Sole e della Luna di Cirano de Bergerac.
Quello che ci preme chiarire in tale contesto è come questo sguardo abbia potuto cooptare scenari inediti per l’architettura, come la complessità dell’ecumene si sia impressa nello sguardo dell’architetto e di come egli ne abbia saputo cogliere inediti spunti o atteggiamenti progettuali.

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G. STRAPPA, LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO

Casa della cultura

CITTÀ BENE COMUNE

LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO
Note a partire dal libro di E. Bordogna e T. Brighenti

Il testo pubblicato di recente da Enrico Bordogna e Tommaso Brighenti, Terremoti e strategie di ricostruzione. Il sisma in Centro Italia del 2016 (LetteraVentidue, 2022), ripropone uno dei temi che ciclicamente riemergono nell’attenzione dei media e della pubblicistica nazionale. E riappaiono in modo drammatico, come se ogni tragedia ci lasciasse sorpresi di fronte a un evento nuovo e imprevedibile e non fosse a tutti noto il carattere endemico della fragilità geologica del nostro territorio. Come se fosse necessario ripartire ogni volta da una tabula rasa. E questo è il centro del problema. Perché anche la distruzione è un’architettura, una decostruzione che non segue regole imposte dagli uomini ma quelle, naturali e terribili, di faglie geologiche e sostrati profondi che inducono modifiche inaspettate nella forma del paesaggio costruito. Ma, in quanto involontaria architettura, la catastrofe trasforma, ma non azzera nulla. La forma in qualche modo, se sappiamo leggerla, permane.

LA RICOSTRUZIONE È PROGETTO