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Contro l’egemonia del presente

 

Editoriale U+D 21

di Giuseppe Strappa

Forse uno dei cambiamenti più rivoluzionari in corso nella nostra vita quotidiana è la scomparsa della carta stampata. Una sparizione non progressiva, come è avvenuto nel passato per tutti i cambiamenti epocali, ma rapidissima, che si sta consumando in pochi anni, a cominciare proprio dalla Cina, dove l’informazione è già quasi completamente digitale e dove pure la carta stampata era nata attraverso secoli di esperimenti. Da noi, solo nell’ultimo anno, i più importanti giornali nazionali, già in forte calo da tempo, hanno perso il 10% delle vendite e in molti concordano che il 2040 sarà la data estrema della loro vita. Alle biblioteche, deposito di memorie e saperi, si vanno sostituendo le memorie removibili che registrano quello che sta avvenendo nello spazio di pochi anni, forse mesi, e che possono essere eliminate con pochi click, liberando spazi virtuali per informazioni più urgenti. L’operazione naturale di “archivia- re” i dati che sono stati acquisiti, a fronte della loro enorme quantità, è sostituita dall’atto del “salvare”, proteggere dalla perdita di memoria invasa da un eccesso di informazioni.
Questa forma d’informazione affidata ai dispositivi elettronici, il distacco dalla materia che assicura la continuità nel tempo, sembra definitivamente decretare il dominio del contemporaneo, di quello che sta accadendo su quello che è accaduto o che accadrà.

U+D n.19 RILIEVI URBANI – NUMERO COMPLETO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Indice_Contents

2023_anno X_n.19
Editoriale_Editorial
Giuseppe Strappa
Tre questioni sul rilievo
Three questions on survey

Riflessioni_Reflections
Alessandro Merlo, Gaia Lavoratti, Giulia Lazzari
Conoscenza e progetto: un binomio inscindibile
Knowledge and design: an inseparable pair

Saggi e Progetti_Essays and Projects
1| Fabrizio Franco Vittorio Arrigoni
La via del disegno
The Path of Drawing
2| Claudio Saragosa, Michela Chiti
Il rilievo del patrimonio territoriale
The survey of territorial heritage
3| Franco Purini
La conoscenza di un’architettura attraverso il rilievo
The knowledge of an architecture through the survey
4| Giovanni Battista Cocco
Conversazione con Beniamino Servino
Conversation with Beniamino Servino
5| Marcello Sèstito
Grammatiche terrestri
Territorial grammars

Punti di vista_Viewpoints

Recensioni e Notizie_Book Reviews & News

 

Tre questioni sul rilievo

 

U+D  Editoriale n.19 – Strappa (1)

editoriale n.19

Tre questioni sul rilievo

Il modo nel quale questo numero della rivista si occupa del problema del rilievo (degli edifici, della cittá, del territorio), non riguarda solo la documentazione e la descrizione delle forme che la realtà costruita presenta ai nostri occhi.
Crediamo che esso si ponga, per l’architetto, soprattutto come questione di conoscenza e di rappresentazione di quella conoscenza. Due termini di difficile conciliazione.
1. Il rilievo e la raffigurazione oggettiva della realtà. Il problema di ogni rilievo è il rapporto di impossibile coincidenza tra le forme del costruito reale (le stratificazioni
degli organismi urbani, l’annodarsi e dipanarsi di percorsi di crinale
e fondovalle) e la loro descrizione grafica, ovvero la presunzione di esattezza di piante, mappe, carte geografiche, incerte e parziali anche quando sono
tracciate con i più sofisticati strumenti digitali. Non è una questione nuova. È, in fondo, l’eterno problema della geografia culturale posto da Alexander von Humboldt, per il quale non basta rappresentare su un piano nazioni e continenti.
Occorre descrivere, piuttosto, la vita che si svolge sulla crosta terrestre, l’intrico della vegetazione delle foreste e l’ordine delle coltivazioni, le famiglie di animali selvatici e quelle delle specie domestiche, il succedersi delle generazioni degli uomini e i meandri misteriosi di fiumi solo in parte esplorati. “Il risultamento più importante d’uno studio razionale della natura – scriveva
– quello si è di afferrare l’unità e l’armonia in così immensa farragine di cose e di potenze, d’abbracciare con pari ardore ciò ch’è dovuto alle scoperte dei secoli trascorsi ed a quelle del tempo in cui viviamo”. Humboldt introduce,
nella geografia immobile di metà ’800, il tempo che scorre. Eppure, nonostante i suoi viaggi in ogni contrada del mondo, il risultato, i cinque monumentali volumi del suo Cosmos, è destinato al fallimento. Le sue meravigliose mappe, che intendono catalogare e portare a unità il caos della vita che pullula sul pianeta trasformandola in una ordinata tassonomia, sono, insieme, un laboratorio di forme e una composizione intellettuale, piuttosto che che una sistematica descrizione dell’oggetto di studio. Perché è proprio questo il centro del problema. È nel tentativo di classificare, catalogare, ordinare le forme del suolo naturale o trasformato dalla mano dell’uomo che la realtà rivela la sua irriducibile complessitá, il suo sostrato enigmatico. È il problema irrisolvibile del rilievo e, insieme, quello della morfologia urbana.

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